Destra e Sinistra Storica

 

I deputati al primo Parlamento italiano furono eletti da appena 300.000 votanti. La cartina, pubblicata da un giornale del tempo, Il Fischietto intende, divide i deputati in quattro gruppi. Le caselle bianche indicano i sedili in soprannumero.

La Camera del 1861 (97 kb)

Documento del primo parlamento

Nei primi decenni dell'Italia unita, il Parlamento fu diviso in due grossi schieramenti: Destra e Sinistra. Questi nomi definivano due diverse correnti che in momenti diversi avevano assunto denominazioni diverse: moderati, monarchici, liberali o cavouriani, gli uni; democratici, repubblicani, mazziniani e garibaldini, gli altri.

 

Destra Storica

Gli uomini della destra erano i "moderati", espressione della cultura borghese e quindi delle classi più elevate seguaci delle idee politiche di Cavour, di cui intendevano continuare l'opera seguendone i metodi e lo spirito decisamente liberale e monarchico. Si trattava di un ceto politico omogeneo e compatto, composto da una stretta élite, "espressione di una società dominata dalla proprietà terriera e, in subordine, dalla banca" (G. P. Carocci), con una limitata rappresentanza di industriali tessili del nord. Ne facevano parte uomini come Urbano Rattazzi e Alfonso La Marmora, già protagonisti del connubio cavouriano; imprenditori come Quintino Sella e Giovanni Lanza (tutti piemontesi); i moderati toscani, che nel 1859 avevano svolto un ruolo decisivo nel determinare l'annessione al Piemonte (in primo luogo Bettino Ricasoli soprannominato il "barone di ferro "); infine i moderati emiliani Marco Minghetti e Luigi Farini. Il loro modello di gestione del potere si fondava su una base di rappresentanza estremamente ristretta e su un sistema elettorale che ammetteva al diritto di voto meno del 2% della popolazione, cioè solo l'aristocrazia del censo, del sapere e delle alte cariche pubbliche.

 

anno

popolazione

elettori

votanti

1861

25.017.000

    400.000

    200.000

1882

28.500.000

  2.000.000

  1.200.000

1913

35.000.000

  8.400.000

  5.100.000

1919

37.000.000

10.200.000

  5.700.000

1946

45.500.000

29.000.000

27.000.000

Esso escludeva dalla vita politica la stragrande maggioranza dei cittadini e affidava alla classe politica un notevole potere di decisione e di governo, oltre a garantire una particolare stabilità grazie alla quasi assoluta omogeneità tra elettori e rappresentanti sia sul piano della composizione sociale sia su quello degli interessi e delle opinioni. In queste condizioni l'esercizio di un governo forte poteva essere conciliato con un moderato liberalismo, cioè col sopravvivere del regime parlamentare, evitando il ritorno della monarchia costituzionale e il primato del re sul parlamento. In politica economica essi erano rigorosamente liberisti in materia doganale, mentre caldeggiavano una relativa ingerenza dello stato nelle decisioni economiche e nel controllo delle strutture essenziali come le ferrovie e le banche, al fine di accelerare la formazione di un mercato unificato.

                                                                                                                                                                                        Approfondimenti

 

Sinistra Storica

Gli uomini della Sinistra, tutti di tendenze progressiste, provenivano invece dalle file dei mazziniani e dei garibaldini, erano espressione della cultura democratica e per tanto ogni loro atteggiamento risentiva di uno spirito vivace e battagliero. Per il momento essi si trovavano in un raggruppamento, il Partito d'azione, che non era un partito organizzato nel senso moderno della parola ma un insieme di gruppi abbastanza simili nei loro propositi ideali e legati ad alcune personalità di rilievo. Appartenevano a questa corrente uomini come Domenico Guerrazzi, che era stato membro del "triumvirato toscano" nel 1849 insieme a Montanelli; Francesco Crispi, che aveva avuto un ruolo di primo piano nella rivoluzione siciliana e che aveva preparato il terreno alla Spedizione dei Mille; i fratelli Cairoli, che avrebbero dato tanta parte di sé a nuove imprese per il completamento dell'unità; lo stesso Garibaldi, che più di ogni altro costituiva il simbolo di un'Italia creata per forza di popolo con l'entusiasmo e con l'ardimento eroico.

Un posto particolare occupava Urbano Rattazzi, l'uomo del famoso "connubio", il quale, pur simpatizzando per la sinistra, si mostrava propenso ad imitare i metodi di Cavour senza però averne le capacità realizzatrici.

Tutti costoro avversavano la politica della Destra: essi infatti avrebbero voluto risolvere le questioni rimaste sul tappeto ( prime fra tutte quelle che impedivano la completa attuazione dell'unità territoriale) con i metodi e l'impegno della Spedizione dei Mille.

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Curato da: Marco Piana & Davide Bruzzone                                                                                           Testo tratto da: http://www.riccati.it/reitalia/interna/dxandsx.htm